A 20 anni dalla caduta del muro di Berlino la domanda sorge spontanea è cambiato qualcosa in Europa.
Se parliamo delle condizioni economiche e generali dalla Germania si evince che le cose non stanno molto meglio per i Tedeschi unificati, anzi il cercare di pareggiare l’economia della parte orientale con quella della parte occidentale che a quel tempo era molto sviluppata e in attivo e l’avvento della crisi economica mondiale ha portato ad una caduta libera dell’economia della Germania unificata, a tal punto che molti Tedeschi intervistati dai media sia che vengano da est che da ovest rimpiangono la Germania prima del muro.
Dal punto di vista politico la caduta del muro di Berlino ci ha portato alla fine materiale di una ideologia che fin dalla fine della seconda guerra mondiale credeva di egemonizzare le varie intellighenzie Europee e con la scusa della rivoluzione socialista aveva illuso molti giovani europei, anche se per onor del vero e per dare conto alla storia le cose iniziarono molto prima della caduta del muro, con le mobilitazioni degli operai in Polonia e la nascita del sindacato di ispirazione cattolica Solidarnosc e seguendo la spinta della Polonia anche in Ungheria furono raggiunte riforme economiche e liberalizzazioni politiche durante gli anni ‘80, le principali riforme che includevano il pluralismo nei commerci, libertà di associazione, assemblea e stampa, una nuova legge elettorale e una radicale revisione della Costituzione. Nell’ ottobre 1989 il partito comunista si riunì nell’ultimo congresso e si ridefinì come Partito Socialista ungherese togliendo anche quell’ insediamento di filo spinato che tutti chiamavano cortina di ferro. In una storica seduta dal 16 ottobre al 20 ottobre, il Parlamento adottò una legislazione che prevedeva elezioni parlamentari multipartitiche e l’elezione presidenziale diretta. Questa legislazione trasformò l’Ungheria da Repubblica popolare in Repubblica di Ungheria, garantendo diritti civili e umani e creando una struttura istituzionale che assicurava la separazione dei poteri giudiziario, esecutivo e legislativo, a quel punto il cerchio si chiuse con lo smantellamento del muro e la riunificazione della Germania.
Questo è quello che il mondo mediaticamente ha visto, ma il potere occulto che ha abbattuto quel muro e l’ideologia comunista potrebbe essere un altro la globalizzazione, la classe politica dirigente dell’ unione delle repubbliche socialiste sovietiche non era più unita ognuno cercava di portare acqua e soldi al proprio mulino e le sirene del mercato globale non facevano altro che buttare benzina sul fuoco sbattendo in faccia ai poveri proletari il miracolo economico e i vari “sogni americani”, e in pratica utilizzando le stesse armi di chi aveva preso il potere con la rivoluzione socialista, cioè lo scontento delle classi più povere e il sogno di avere cose che aveva solamente chi gestiva il potere riuscirono a far sollevare chi era scontento e ad abbattere cosi il muro che c’era tra occidente ed oriente.
Quello che in economia si spiega con: “La domanda supera l’offerta”.
Ora qualcuno potrebbe pensare a tutto questo come un romanzo di fantapolitica ma senza nemmeno scomodare George Orwell e “il grande fratello”, non è cosi. Quindi tornando a quello che era la questione che ci siamo posti “è cambiato qualcosa” no tutto è come 20 anni fa anzi sembrerebbe che sia peggiorato il potere è sempre in mano a pochi gruppi di persone che in nome di una parola che un tempo (Grecia docet) significava qualcosa “Democrazia” e dall’alto del suo potere economico gestisce tutto quello che nel mondo c’è da gestire e che serve ad aumentare il proprio potere e di conseguenza la propria ricchezza, in faccia a chi riesce ancora a discutere di destra o di sinistra, di candidature e di giudici che fanno politica, questa è la strategia del “dividi et impera” che è una delle cose come il Diritto Romano che ci hanno lasciato i nostri antenati Romani.
Da quello che ho scritto fino ad ora sembrerebbe che sono andato fuori tema d’altronde avevo iniziato a parlare del muro di Berlino e della caduta del comunismo e sono finito a parlare di economia e globalizzazione, ma in effetti il discorso sul comunismo che comunque non è la mia ideologia preferita per molteplici motivi ma soprattutto perché si identifica con la massa e da qui la famosa “dittatura del proletariato” a discapito del singolo individuo e di solito quello che va bene per la massa a volte non va bene per il singolo, esula secondo me dalla caduta del muro di Berlino che simboleggiava la divisione di due modi di vedere quello che era la gestione del potere sia economico che politico tra occidente ed oriente.
Ma come sempre la verità sta nel mezzo, e l’unico modo per combattere chi in nome del relativismo agita il vessillo della democrazia, chi ci propina verità mascherate è solo uno, unità di popolo, coscienza di essere una nazione vuoi che sia quella Italiana o quella Europea l’importante è avere la coscienza di riconoscerci e di unirci perché,
“Noi siamo un popolo, e non abbiamo ancora parlato”.
Ottaviano
Pubblicato da liberopensatore 
Pubblicato da liberopensatore
Anche se in una lettera che ha mandato a Giampaolo Pansa diceva il contrario, io penso che Raffaella Duelli nell’arco della sua vita ci abbia dimostrato il contrario, da giovane diciannovenne aderi alla Repubblica Sociale e si arruolo come ausiliaria nel battaglione Barbarico Della X Mas, e qui inizio il suo percorso di solidarietà e aiuto per il prossimo prima per i marò del Barbarigo e successivamente tornata dal campo di concentramento americano dopo la guerra quando era difficile emergere per chi aveva combattuto dalla parte sbagliata, si è impegnata in prima linea per gli ultimi, i disagiati a favore di chi ha bisogno di assistenza.
Pubblicato da liberopensatore
Per ricordare un altro uomo che ha dato la sua vita per la sua terra in nome della giustizia e del senso dello stato ben sapendo che quello stato un senso non ne aveva, pubblicherò la sua ultima lettera scritta dodici ore prima che venisse ucciso alle 5 perché lui si alzava due ore prima per fregare il mondo, una lettera che è rivolta agli studenti e che è incompiuta ma dalla quale si capisce benissimo sia la preparazione che il pensiero dell’uomo
Alessandro Di Lisio, venticinque anni è morto. Morto come purtroppo molti altri ragazzi della sua età, ma lui è un morto particolare, uno di quei ragazzi che fanno la guerra anche in tempi di pace, per scelta sì ed anche per dovere.

